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L'Amore per gli anarchici - l'Amore degli anarchici. Considerazioni della cuoca rosso-nera PDF Stampa E-mail
Scritto da La cuoca rosso-nera   
Giovedì 29 Settembre 2016 12:00

Il convegno internazionale sulle cucine dell’amore, promosso dalle Cucine del Popolo a Massenzatico il 30 settembre e 1-2 ottobre, sollecita una nostra riflessione sul punto specifico dell’amore e dell’anarchia.
Un tema di grande importanza per il patrimonio complessivo dell’anarchismo sollevato fin dai tempi della prima internazionale.
Amore con la “A” maiuscola, dalla parte degli sfruttati, degli oppressi, degli emarginati, etc.etc…e anche con la “a” minuscola, con l’amore quotidiano, concreto, solidale e anche fisico.
E se è vero che il mezzo è il fine, che il seme prefigura la pianta che sarà, allora è proprio vero che per noi amore e anarchia tendono a sovrapporsi. Sono quasi sinonimi.   
Infatti i leader dell’anarchismo hanno sempre abbinato i due termini a partire da Errico Malatesta.
Credo si possa dire che per Malatesta (e non solo per lui) l'anarchia non sia che la realizzazione progressiva di un ordine sociale basato sull'amore. Persona pudica della propria vita privata, com'era in parte nella sensibilità dell'epoca, Malatesta resta sempre sulle generali, non fa riferimenti personali. Ma utilizza il termine “amore” nella sua piena accezione, si comprende che lo fa volentieri, affidando alle ragioni del cuore, del sentimento, della sensibilità una fondatezza e un'importanza che non stanno mai al di sotto della sua concezione logica e vorrei dire “scientifica”, o per lo meno rigorosamente laica, della vita associata e quindi dell'anarchia che ne è, a suo avviso, la migliore forma realizzabile.
    Un’altra compagna di grande rilievo è Emma Goldman, la militante anarchica lituana, vissuta a cavallo degli scorsi due secoli, eccezionale figura di donna, con una concezione dell'anarchia abbastanza simile – nei suoi valori etici di fondo – a quella malatestiana.  Ma, come già si evince dalla lettura dei suoi scritti e in particolare della sua densa autobiografia, con una estensione stravolgente dell'amore da mero sentimento “generale” a concreta, quotidiana, anche squassante modalità di relazione, compresa la “parte” (se così si può connotarla) specificamente relazionale e sessuale, “Non è proprio necessario che le donne tengano sempre la bocca chiusa e la vagina aperta”.
    Così come è impossibile pensare a Goldman con in bocca le parole di un altro cultore dell'amore come ambiente naturale dell'anarchia, quel Pietro Gori che, tra le sue poesie/canzoni, scrisse versi come questo “Al tuo amor fanciulla mia, ben altro amor io preferia, è un'idea l'amante mia, a cui detti braccia e cor”.
Vale la pena soffermarci attentamente su Pietro Gori - il poeta dell’anarchia - con alcune considerazioni tratte dai suoi canti proprio perché trasmettono il pensiero degli anarchici con formidabile forza poetica.

All’amore tuo fanciulla
Ben altro amore io preferia
È un’idea l’amante mia
A cui diedi braccio e cuor
Se tu vuoi fanciulla cara
Noi laggiù combatteremo
 E nel dì che vinceremo
Braccia e cuore a te darò

Amor ritiene unti gli affetti naturali
e non domanda riti né lacci coniugali
noi dai profan mercati distor vogliam gli amori
e sindaci e curati ci chiamano malfattori

Or son vent’anni rinchiuso in questa cella
dimenticato da colei che io amo ancor
se ci ripenso io perdo la favella
oh nel pensare a quel mio soave amor

Ecco, è nei versi di questi tre differenti canti, che gli anarchici parlano di amore. O meglio, di amori, perché pur essendo lo stesso il sentimento che si evoca in questi versi, sono ben differenti le modalità, le espressioni, l’intensità  con le quali l’emozione dell’amore viene a prendere corpo: c’è l’amore eroico e sconfinato che antepone alla personale gioia di una felicità corrisposta l’amore profondo e universale per l’idea; c’è l’amore sbattuto in faccia agli obblighi sociali, indifferente alle convenzioni e alle leggi e proprio per questo amore vero e naturale; e c’è l’amore perduto, abbandonato, disperso nell’esilio e nel carcere, là dove la repressione e la violenza del potere hanno confinato chi ancora vorrebbe amare. Sono questi gli amori anarchici, capaci di contenere nelle loro intensità espressive, apparentemente così distanti ma in effetti identiche, tanto di quello spirito interiore con il quale si manifesta la singolarità dell’idea. O meglio, dell’ideale.

Ben altro amore io preferia dice il poeta, ed appare evidente che, se così effettivamente è, così, altrettanto effettivamente non è. E non può essere, perché l’amore per l’umanità oppressa e conculcata, che spinge l’anarchico a dare braccia e cuor è anche l’amore per la vita, l’amore per la felicità che deve concretizzarsi tanto nell’afflato sociale e nella lotta per l’emancipazione e la libertà, quanto nel trasporto affettivo per l’amata.  E infatti, nell’attesa del gran giorno, nell’attesa del dì che vinceremo, c’è anche l’attesa – e la fondata speranza – di un amore carnale, reale, che solo allora potrà finalmente realizzarsi. La realizzazione nello stesso momento, con la stessa intensa aspettativa, di un intreccio fra cuore e cervello, fra sensi e pensiero, fra la dimensione materiale della lotta sociale e quella spirituale del trasporto emotivo: un vero e proprio inno quello racchiuso in questi versi forse ingenui, un inno alla bellezza dell’essere completo.
 
Amor ritiene uniti gli affetti naturali, è un grido di libertà, uno schiaffo alle convenzioni e alle convenienze, un’affermazione apodittica che non lascia spazio a tentennamenti o retromarcia.  Il nostro amore è talmente forte che non ha bisogno di null’altro che di se stesso per esprimersi.  Perché è un amore che si basa su un aspetto fondamentale dell’essere anarchico: il rispetto, il rispetto reciproco, un rispetto che porta ad apprezzare fino in fondo le qualità dell’altro e la sua capacità di donarti quello che tu gli doni, un rispetto che inizia e termina al proprio interno. Il rispetto che nasce dal fondamentale concetto di uguaglianza, quel concetto che è alla base stessa del nostro anarchismo, che ci vuole tutti sullo stesso piano, perché piani differenti presuppongono scale di valori, e scale di valori presuppongono l’autorità. Quante belle coppie, nella nostra storia, abbiamo visto, quanti rapporti solidali, duraturi, reciproci, intensi, mantenutisi fermi e forti anche nelle dure avversità che hanno segnato tanti destini. Quanto affetto e quanto amore, dati e ricevuti c on identica partecipazione, possiamo trovare nelle biografie del nostro movimento. Non starò qui a ricordare alcuno fra i tanti esempi che possono venirci in mente, perché non solo sarebbe fare torto a chi potrebbe sfuggire dai nostri ricordi, ma soprattutto sarebbe far torto alla spontanea naturalezza con la quale questi rapporti sono nati, cresciuti, rafforzati nell’uguaglianza e nella solidarietà e che proprio per questo non hanno mai vacillato nemmeno di fronte alle prove più dure. E chi se ne importa, allora, dei lacci coniugali, e chi se ne importa, dunque, se ci chiamano malfattori!

Oh nel pensare a quel mio soave amor. Pare un amore disperato, questo, disperato perché consapevole che non potrà più diventare un rapporto vero, materiale, un rapporto fatto di baci, di carezze, di corpi che si incontrano, di una condivisione assoluta. Il carcere, l’esilio, il confino, tutto concorre a rendere impossibile il sogno, tutto concorre a far scoppiare l’infinito rimpianto di chi tutto ha perduto. È un amore affranto, che pare non lasciare scampo a chi deve soffrirne, e infatti il canto prosegue lasciando presagire un esito tragico: vorrei morir per non sentir più niente sospira il recluso, abbattuto dalla pena corporale della carcerazione e dal dolore spirituale di un amore sconfinato che sa non poter più essere corrisposto. E invece ma poi mi pento, dico sarebbe una viltà, continua, ritrovando nella realtà del carcere o dell’esilio la forza di quelle idee e di quelle azioni che ve lo hanno portato. L’amore dei sensi è finito, anche se sicuramente non rinnegato, l’amore per la libertà, per la lotta, per la costruzione di quel mondo nuovo che è nei nostri cuori è invece ancora tutto lì, presente e palpitante come il cuore di un innamorato. È un amore che non si può spegnere, infatti, perché l’amore per l’anarchia è, soprattutto, l’amore per se stessi.

per Le Cucine dell'Amore, 30 settembre - 1,2 ottobre 2016

 
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