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Origini e diffusione dell'albero d'ulivo PDF Stampa E-mail
Scritto da Luigi Rigazzi   
Martedì 27 Settembre 2016 19:21

Si pensa che l’albero d’ulivo (Olea europaea), sia apparso in epoca preistorica prima della comparsa dell’uomo e che fosse originario dall’Asia Minore, per quanto riguarda l’Italia si hanno testimonianze archeologiche della presenza dell’ulivo sin dal Mesolitico o Epipaleolitico (11.000 a.e.v.). Forse fu la prima pianta a essere addomesticata dall’uomo. Dall’olea europea derivano tutte le specie di ulivi conosciuti. L’ulivo cresce e cresceva in forma selvatica in enormi foreste, presenti ancora oggi in Asia Minore. La sua diffusione avvenne dalla Siria in Grecia e in Anatolia. L’ulivo coltivato o domestico deriva dall’olivastro, e questa trasformazione da selvatico a olivo domestico avvenne in Siria. La mitologia greca ci tramanda il mito della pianta sacra alla dea Atena, dove si narra che Poseidone dio dei mari e Atena figlia di Zeus, dea della sapienza e delle arti, in gara per il possesso dell’Attica, si sfidarono a chi avesse offerto il più bel dono al popolo. Poseidone colpì con il suo tridente il suolo e fece sorgere il cavallo più potente e veloce, Atena colpì la roccia con la sua lancia, fece nascere dalla terra il primo albero d’ulivo (che serviva per l’alimentazione, per l’illuminazione notturna e come medicamento). Zeus scelse il dono della pace, così Atena divenne la dea protettrice di Atene. La roccia colpita dalla lancia di Atena, era l’Acropoli dove fu costruito il Partenone. Si narra inoltre che uno dei figli di Poseidone cercò di sradicare l’albero sacro, mori colpendosi con la sua stessa ascia. Il popolo di Atene, per festeggiare la loro protettrice istituì le Panatenee, la festa più importante dell’antica Atene.

Si tenevano il giorno della nascita della dea il ventotto del mese di Ecatombeone, (era il primo mese del calendario attico e del calendario ionico a cavallo della fine del mese di luglio e l’inizio del mese di agosto attuali). Durante il periodo delle feste si svolgevano gare sportive e competizioni artistiche, ai vincitori spettavano delle anfore particolari con il corpo panciuto, collo breve, fondo stretto e piccole anse a maniglia, contenenti olio raffinato, queste anfore particolari furono dette panatenaiche. Ad Atene e poi in tutta la Grecia era punito con la morte o l’esilio chi osasse segare il sacro albero dell’ulivo. Per la mitologia greca Apollo nacque a Delo sotto un albero d’ulivo, e fu Aristeo figlio di Apollo e di Cirene, a innestare per primo l’olivastro per ottenere l’ulivo domestico, tecnica appresa dalle Ninfe del mirto. Kurt Sprenghel (1766 / 1833), nel suo primo Libro della Storia della Medicina scrive che fu Ercole a trasportare dal paese degli Iperborei l’ulivo selvatico in Grecia. In memoria di questo evento i Greci ai vincitori dei giochi Attici offrivano un ramo d’ulivo. A Roma l’ulivo era pianta sacra dedicata a Giove e a Minerva, e dai popoli vinti in guerra, Roma esigeva come ricompensa grandi quantità di olio d’oliva. Per onorare la dea Minerva istituirono la grande festa di Quinqutrus o Quinquatria, che celebravano cinque (quinque) giorni dopo le idi di Marzo (19 Marzo), ai vincitori era offerta una ghirlanda d’ulivo. I Romani, data l’importanza commerciale dell’olio d’oliva, costituirono l’arca olearea, la borsa del prezzo dell’olio, dove importatori e negoziatori decidevano il prezzo e la qualità dell’olio. Per lo storico Diodoro Siculo (90 a.e.v. / 30 a.e.v.), lo scopritore della pianta d’ulivo fu Mercurio (Hermes) il dio dell’eloquenza e del commercio, egli fu il primo che insegno agli uomini l’arte della coltivazione, raccolta e spremitura per ottenere l’olio dalle olive. Per gli Egiziani fu Iside, dea della maternità a donare loro l’albero dell’ulivo. L’Ulivo è l’unico albero il cui tronco non cresce a cerchi concentrici da cui poter determinare l’età. Quando muore alla base del tronco detto ciocco o pedale, nascono ammassi di gemme detti ovoli, che formeranno il nuovo albero, per questo nell’antichità lo considerarono immortale, perciò sacro. L’ulivo aveva rappresentato per tutti i popoli del bacino del Mediterraneo una fonte di ricchezza, carico di simbolismi anche religiosi. Dopo la caduta dell’Impero Romano (476 e.v.) per opera delle invasioni barbariche, che distrussero quasi completamente le piantagioni d’ulivo, la sua produzione e la commercializzazione subbi un pauroso crollo. Sopravvissero piccoli oliveti all’interno di alcuni conventi. Per rivedere la ripresa della coltivazione e lavorazione dell’ulivo, sempre per mano dei monaci conventuali, bisogna aspettare l’anno 1000 e.v., grazie alle ricche donazioni fatte alla Chiesa da Longobardi, Normanni, Svevi e Angioini. Dal XIV secolo in Europa si consolidarono due tradizioni per quanto riguarda i condimenti: al Nord la cultura del maiale perciò l’uso del grasso, nel Sud a partire dall’Italia l’olio d’oliva riconquistava il suo posto come re dei condimenti. L’olio d’oliva ha avuto sempre una grande importanza anche per le religioni. L’ulivo e l’olio sono citati sia nel Primo sia nel Secondo Testamento. Per gli Ebrei prima e per i Cristiani dopo l’olio serviva per consacrare i re, i preti e i credenti. Il termine Cristo che vuol dire consacrato Unto deriva dall'aramaico m?š?a? (?????????), quindi dall'ebraico m?š??? (????) col significato di Re unto. L’albero d’ulivo e l’olio per la loro sacralità e importanza nella vita quotidiana erano considerati indispensabili e vitali per il sostentamento e la salute della gente, infatti in Deuteronomio 24,6 leggiamo: Nessuno prenderà in pegno né le due pietre della macina domestica né la pietra superiore della macina, perché sarebbe come prendere in pegno la vita; e sempre in Deuteronomio 24,20 si afferma: Quando bacchierai i tuoi ulivi, non tornerai indietro a ripassare i rami: saranno per il forestiero, per l'orfano e per la vedova. L’olio nell’antichità, essendo poco raffinato, diveniva rancido prestissimo, non era conservabile, si ricorse alla soluzione di salarlo, per questo motivo sia in Grecia che a Roma le olive erano raccolte acerbe e conservate sott’olio e macinate alla bisogna per avere sempre l’olio fresco. L’estrazione dell’olio d’oliva negli antichi frantoi in siciliano trappiti, si otteneva dalla macinazione delle olive con delle grosse macine di pietra trainate dall’asino u sceccu, che giravano su una base di pietra. La polpa ottenuta era messa in delle sporte coffe di fibre vegetali e pressate dal torchio di legno, l’olio estratto, quindi era depositato in vasche di pietra per farlo decantare e separarlo d’acqua. Per le norme attuali, l’olio d’oliva per fregiarsi dell’appellativo di extravergine, deve essere stato ottenuto dalla prima spremitura delle olive, spremitura effettuata con mezzi meccanici e senza aggiunta di prodotti chimici, la sua acidità deve essere meno dell’1 % di acido oelico. Oggi, le moderne tecniche hanno delineato le proprietà e i principi attivi dell’olio d’oliva, ma già sin dall’antichità era usato in cosmesi per la cura dei corpi. Gli Egiziani furono grandi produttori di profumi e unguenti, prodotti con oli inodori ricavati da olive acerbe raccolte in estate, molti mesi prima della loro maturazione. Sia i Greci sia i Romani usavano l’olio d’oliva come unguento per tutto il corpo sia prima sia dopo il bagno. Infatti, sin dall’antichità la lunga tradizione dei cosmetici a base d’olio d’oliva fece parte delle pratiche mediche e dei rituali religiosi. Ancora oggi in cosmesi l’olio d’oliva è usato per la produzione del sapone, delle creme per la pelle per lo shampoo e per creme solari. Come detto, l’ulivo è una pianta secolare, il suo tronco è contorto, la base appare allargata ed è detta ceppaia e ogni anno vi fioriscono nuovi germogli detti polloni. E’ una pianta sempre verde, e può raggiungere un’altezza di 10 – 15 metri. Le sue radici sono molto superficiali, e non affondano mai più di un metro. Il fiore è ermafrodito, cioè di sesso maschile e femminile all’interno dello stesso fiore, il colore è bianco giallognolo ed è detta mignola. Fiorisce tra aprile e giugno. La trasformazione del fiore fecondato in frutto è detta allegazione, e non supera quasi mai il 10 % dei fiori della pianta. L’ulivo ha una produzione alternata, un anno di carica e uno di scarica. La raccolta delle olive si faceva dal mese di ottobre a tutto gennaio e inizio febbraio. Oggi la raccolta è meccanizzata, ma io preferisco quella manuale o tradizionale fatta con la brucatura manuale e l’utilizzo di pertiche di legno. L’albero d’ulivo non ha bisogno di grandi cure, ogni anno bisogna fare la spollonatura, cioè l’asportazione a mano dei polloni, che si fa tra agosto e settembre, la potatura e la concimazione si fanno dopo la raccolta delle olive. Gli olivastri s’innestano in primavera tra aprile e maggio. Forse come recita un antico adagio, anche noi possiamo dire: il Mediterraneo inizia e finisce con l’ulivo.

di Luigi Rigazzi

 
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