Scopri la storia delle Cucine del Popolo, del centro studi e dei convegni
Il gusto della rivoluzione. Cucine del popolo fra passato, presente e futuro PDF Stampa E-mail
Scritto da Gianandrea Ferrari   
Sabato 24 Febbraio 2018 00:00

1.    Le Cucine del Popolo vengono fondate da tre compagni della Federazione Anarchica Reggiana FAI dopo una lunga riflessione tra la fine degli anni 90 e l'inizio del millennio. D'altronde, la gastronomia sociale ha sempre rappresentato un'esigenza primaria nelle varie esperienze dell'anarchismo militante. In sede storica, come hanno dimostrato i vari presidi solidali delle case del popolo, delle cooperative di consumo, dei sindacati rivoluzionari e dei comitati pro vittime politiche. In sede contemporanea con centinaia di iniziative autogestite dove veniva delineata un'altra gastronomia, diversi momenti conviviali, forti legami mutualistici che hanno sedimentato nel tempo questa 'utopia alimentare'. La nostra generazione ha subito questa fascinazione e si è misurata sul tema con una costante pratica comunitaria che ha fatto della tavola un elemento fortemente aggregante. Le cucine del popolo discendono in modo conseguente da quelle iniziative, promosse dalla FAI Reggiana a partire dagli anni '70: fiere dell'autogestione, giornate libertarie, feste per il settimanale Umanità Nova, meeting della solidarietà, capodanni dell'utopista, occupazioni di fabbriche, scuole e spazi sociali.

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La vera storia delle cucine del popolo PDF Stampa E-mail
Scritto da Gianandrea Ferrari   
Venerdì 27 Luglio 2012 16:25

Nel 2002 incontrai per la prima volta a Milano Gino Veronelli, durante un'iniziativa di movimento. Dopo le rituali presentazioni ci siamo fatti travolgere da una vivace discussione su vini e politica, editoria e anarchia. Si stabilì una bella intesa, con una forte simpatia favorita dai comuni ideali anarchici. Così iniziammo a sentirci regolarmente per costruire un evento legato al cibo e ai vini riconducibile alla tradizione anarchica e socialista. Era necessario allestire un'iniziativa originale, volutamente ruvida, tesa a riscoprire e, naturalmente, a riproporre la tavola proletaria, estranea per sua natura alle imposizioni del capitale alimentare. Si trattava, inoltre, di scavalcare quel perbenismo salutista sollecitato ad arte dall'ingordo mercato gastronomico. Ma ci premeva, sopratutto, ritrovare i luoghi, i tempi e i ricettari delle utopie alimentari tenendo in debito conto il grandissimo valore della madre terra. Per alcuni mesi ragionammo sulle funzioni delle cucine rosse, sulle mense anarchiche, sui presidi della solidarietà operaia e sulla loro valenza sociale, aggregativa e nutrizionale.

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La "maledizione" di Veronelli e altre storie da leggere e ad ascoltare PDF Stampa E-mail
Scritto da Arturo Bertoldi   
Venerdì 27 Luglio 2012 16:23

Come tutte le avventure che si rispettano, anche le Cucine del Popolo iniziano con una "maledizione", uno scherzo del destino, un fatto imprevisto e imprevedibile.

Il nostro è l'assenza di quell'incredibile anarchenologo che fu Luigi Veronelli. Un uomo che insegnò agli italiani a mangiare, guardandoli da un televisore in bianco e nero e che spiegò loro che prima di ingoiare qualcosa bisogna riflettere su quello che si mangia, sul perché e sul per come. Un compagno che raccontò che il vino che si beve è anche storia, geografia, fatica, fantasia, amore e piacere. Insomma, che mangiare è anche fare politica. Proprio dalle intuizioni dei compagni della Federazione Anarchica Reggiana e dal loro confronto con il compagno Veronelli nacquero le nostre Cucine, ma lui a Massenzatico non ci venne mai. Almeno di persona, perché lasciò noi e questa terra senza nemmeno scambiare un brindisi. E noi rimediammo nell'unico modo con cui siamo capaci. Contro la fisica, la logica e la tristezza: decidemmo che Luigi fosse insieme a noi in tutte le edizioni. Lo è con il pensiero, con un brindisi e con una targa che affianca quella di Camillo Prampolini che sulla prima Casa del Popolo italiana (perché è lì che ci ritroviamo) scrisse a futura memoria "uniti siamo tutto, discordi siamo nulla".

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Cucine del Popolo 2012: anarchici ancora a tavola PDF Stampa E-mail
Scritto da Giorgio Sacchetti   
Venerdì 27 Luglio 2012 16:10

Nel 2004 si inaugurò con successo il ciclo che a tutt’oggi prosegue: un laboratorio politico culturale unico nel suo genere. Un disegno complessivo che ha mosso gli organizzatori insieme a noi entusiasti partecipanti. Gli affollati convegni, la puntuale kermesse biennale, le iniziative di notevole spessore (con l’adesione di intellettuali, scrittori e personalità della cultura) hanno occupato uno spazio tematico non presidiato da nessuna delle numerose associazioni, talune meritorie, che si muovono nel grande caravanserraglio della divulgazione eno-gastronomica in Italia. Dopo le “cucine del popolo”, quelle “letterarie” (dedicate alla narrativa sociale), quelle dell’Utopista (sogni e bisogni) e della Locomotiva, si torna al tema centrale della Rivoluzione.

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