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La "maledizione" di Veronelli e altre storie da leggere e ad ascoltare PDF Stampa E-mail
Scritto da Arturo Bertoldi   

Non ci siamo fermati, però, alle targhe di marmo o ai brindisi propiziatori nella nostra vorace ricerca. Abbiamo riempito come un manicaretto o una buona mortadella tutti i convegni con altri amici, cuochi di parole e fantasie, che potevano mantenere viva la fiammella curiosa e ribelle che le Cucine aveva acceso. A fianco dell'indispensabile lavoro di studio, garantito dai convegni con le loro relazioni, non sono mai mancati momenti di spettacolo e di ascolto dove potere fare scorpacciate di sogni e di avventure. Amiche e amici come la Cuoca Rosso Nera, con la sua saggezza libertaria o il Barone Rosso della Lunigiana, un corsaro dei sapori che ruba sempre un po' di mare per riversarlo con successo nella piatta Pianura Padana. Ma continuiamo a guardarlo questo menù. Qualcuno può dimenticare Edoardo Sanguineti che con la voce tranquilla del grande poeta ci raccontò che parlare di cibo andava bene, ma che era necessario ragionare anche dell'odio di classe? O lo stupore provocato da Libereso Guglielmi che ci insegnò che pure i fiori si possono mangiare, lui che ne aveva parlato con Italo Calvino? O Gianni Mura che ci parlò del Veronelli che molti non vogliono ricordare, perché non volle mai essere solo un insipido esperto? O Carlo Lucarelli con i suoi misteri che possono partire anche da un caffè corretto per il signor Sindona? O Paolo Nori con le sue narrazioni stralunate? O Maurizio Maggiani con la cucina dei viaggiatori notturni? Aggiungiamo il "furioso" Gigi Pascarella, Giuseppe Caliceti, Stefano Raspini, Ivanna Rossi, Mario Vighi, Arturo Bertoldi e Ermanno Bartoli e il pranzo è servito. Un menù di gran classe, robusto e raffinato. Abbiamo dissetato, però, anche le orecchie. I palchi e i tavoli di Massenzatico sono stati calcati da Donpasta e il suo Food Sound System, Alessio Lega, Mara Redeghieri, Les Anarchistes e Dekal Thiossane direttamente dal Senegal. Il pubblico presente ogni volta ci ha aggiunto come in ogni festa che si rispetti i canti delle nostre lotte e della nostra tradizione. Un Veglione Rosso non è un Veglione Rosso senza l'Internazionale. In politica, come in cucina, le tradizioni e le radici contano. Per questo vogliono convincerci a mangiare male e a pensare peggio. Lo stomaco e il cervello, però, a Massenzatico sono diventati ogni volta sempre più fini e più attenti.

 

 

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